Dal 1 luglio in Giappone: Obbligatori i sacchetti di plastica a pagamento

Illustrato da Nic Mac, il suo sito ufficiale @www.nicmacillustration.com

Dal 1 luglio in Giappone, diventano obbligatori per legge i sacchetti di plastica a pagamento.

Oggi in Giappone se vai ai Konbini, ti danno i sacchetti di plastica automaticamente e devi interrompere i cassieri che ti stanno mettendo i prodotti nel sacchetto.

Ma in passato, fino agli anni 70 quando i sacchetti di plastica apparsero per la prima volta, i giapponesi usavano metodi ecosostenibili senza sprecare risorse.

Oggi vorrei condividere le maniere antiche giapponesi per fare la spesa.

藤籠:Cesto in vimini

Penso anche da voi si usassero questi cesti in vimini fino a qualche decennio di anni fa.

In Giappone le donne andavano a fare la spesa con i cesti in vimini in mano e portavano a casa le verdure, carne, pesce e così via.

Oggi vicino a casa mia c’è un piccolo fruttivendolo bio che offre i cesti in vimini con le maniche fatte con la stoffa al posto dei cestini di spesa in plastica.

竹皮:Foglio fatto con la buccia di bamboo

Si usava soprattutto per portare gli Onigiri.

Si bagna il foglio prima dell’uso per ammorbidirlo per piegare meglio.

Per chiuderlo si straccia un lato del foglio e si fa un filo.

Questi fogli fanno passare l’aria quindi mantengono l’umidità giusta per il cibo.

I composti organici che contiene il bamboo funzionano come antibatteri, quindi la buccia di bamboo è perfetta come contenitore del cibo.

経木: Foglio fatto con la corteccia di cedro

Si fanno questi fogli piallando il cedro talmente sottile che diventa possibile piegarlo.

Oggi non vengono usati tanto quanto una volta, ma si usano ancora per impacchettare i Sashimi e il Natto, e spesso ne si fa una barchetta per portare i Takoyaki.

Questi materiali possono anche diventare concimi organici e naturalmente non creano i materiali chimici pericolosi quando vengono bruciati.

アルミのボール:Ciottola di alluminio

Oggi è usata solamente in cucina, ma una volta si usava anche per andare a comprare le cose umide come il Tofu e il Konnyaku.

Andavano bene anche le pentole, anche perché i venditori di Tofu, Abura-age (tofu fritto), Natto, Miso, Shoyu, e degli altri alimenti venivano davanti a casa tua.

Una volta non c’erano i supermercati grandi ma c’erano dei piccoli negozi vicino a casa e i venditori ambulanti che venivano in camion.

I sacchetti biodegradabili non sono ecosostenibili

L’ONU ha consegnato un resoconto sull’effetto dei sacchetti biodegradabili il 29 giugno.

Secondo questo referto, non sono affatto ecosostenibili ma anzi pesano molto sull’ambiente.

La plastica biodegradabile crea meno rifiuti rispetto alla plastica vera e propria.

Però quando viene bruciata emette CO2.

Se finiscono nel mare, producono l’ossidamento della marea e inquinamento con i materiali chimici che contengono.

Anche quelli fatti con i materiali biologici come l’amido vegetale contribuiscono al riscaldamento globale.

Sono fatti mescolando con sostanze che derivano dall’olio.

Quando vengono interrati, emettono metano, una delle più grandi cause del riscaldamento.

Soluzione migliore secondo l’ONU

Secondo lo stesso resoconto dell’ONU, i sacchetti di carta e di stoffa pesano meno sull’ambiente.

Non creano microplastica nel mare e creano meno rifiuti.

Il cotone emette CO2 quando viene prodotto, ma i sacchetti di carta e di cotone sono efficienti se vengono prodotti in modo efficace e utilizzati molte volte.

Let's share this post!

Comments

To comment

TOC
閉じる