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Ragazzo che sta in piedi davanti al crematoio

Fotografo Joe O’Donnell

“Ragazzo che sta in piedi davanti al crematoio (Nel luogo bombardato nel 1945)

Ragazzo che sta in piedi davanti al crematoio

“Quando entrai da Sasebo a Nagasaki, guardai giù dalla collina.

Allora vidi gli uomini con le maschere bianche.

Lavoravano vicino ad un buco profondo 60 cm circa.

Loro buttavano i cadaveri montati sulla carretta dentro il buco, nel quale bruciava il calcio.

Mi accorsi di un ragazzo di circa 10 anni che camminava verso di loro.

Teneva un bimbo a cavalluccio con la fascia sulle spalle.

In Giappone a quei tempi, si vedevano spesso i bambini che giocavano con i fratelli più piccoli a cavalluccio.

Però questo ragazzino aveva uno sguardo particolare.

Sembrava proprio che fossè venuto qui al crematoio con uno scopo importante.

Poi era a piedi nudi.

Venne proprio vicino al posto, e si fermò a fissare con espressione dura.

La testa di suo fratello era sempre pendente all’indietro come fosse addormentato.

Stette là in piedi per 5-10 minuti.

Gli uomini con le maschere si avvicinarono lentamente e cominciarono a scannare la fascia.

Era solo a questo punto che mi accorsi che il bambino sulle spalle era già morto.

Tennero le mani e le gambe del bambino, e piano piano, lo sdraiarono sulla cenere scotta del crematoio.

Prima, sentii il rumore della carne infantile che bruciava sciogliendosi al fuoco.

Poi, si accese un fuoco splendente come se volasse in aria.

Il rosso fuoco come il sole del tramonto ha illuminato le guancette infantili del ragazzo che stava sempre dritto.

Era a quell’ora che mi accorsi del sangue che usciva dalle sue labbra mentre fissava il fuoco.

Siccome mordeva troppo forte le labbra, il sangue non sgocciolava ma formava una macchia rossa sulle labbra del ragazzo.

Dopo che il fuoco si spense come il tramonto, si girò, e senza dire nulla, se ne andò via dal crematoio in silenzio.”

Fotografo Joe O’donnel

Il fotografo è Joe O’Donnell, che apparteneva alle forze armate Americane.

La parte prima è la traduzione di una sua citazione.

È stato ordinato di fare le foto della situazione risultata dal bombardamento a Nagasaki nel 1945.

Ha fatto quasi 300 foto anche con la sua macchina fotografica privata, ma le aveva sepolate nel suo bagaglio per anni.

Però nel 1989, ha cambiato idea e ha riaperto la valigia dopo 44 anni.

Le ha stampate e ne ha fatto una mostra, per raccontare l’orrore del bombardamento atomico.

Nel 2017, Papa Francesco ha ordinato di stampare questa foto con la frase “Il frutto della guerra” e distribuirla alle chiese di tutto il mondo con la sua firma.

La fotografia è ancora disponibile sul Vatican News.

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